IL CORAGGIO DI VIVERE

on Lunedì, 23 Settembre 2013. Posted in Alimentazione

L'educazione alimentare e la " nuova co-scienza del vivere"

IL CORAGGIO DI VIVERE

L’Educazione Alimentare non può non essere parte di una riflessione più generale, parte cioè di un processo di recupero di ciò che siamo e di come funzioniamo.

È un aspetto centrale dell’attività biologica, è un fatto oggettivo: il cibo è fatto di sostanze che interagiscono con la vita, per la vita, ed è una relazione integrata con la natura dell’essere.

Il principio vitale - intendendo con questo il codice scritto nel nostro progetto di vita - ha una vocazione che tende al mantenimento dell’equilibrio, della funzionalità, in altre parole, con la conservazione dello stato di benessere psico-fisico; una dialettica ed una dinamica che necessitano di una costante adattabilità psicologica e fisiologica…

Occorre solo il favore di scelte ed esperienze in cui si sostenga e si favorisca ciò che è implicito e previsto dalla nostra costituzione. In questo modo la vita può scorrere e procedere secondo le sue leggi e i suoi principi; in sostanza, noi dovremmo solo fare in modo che accada. Dovremmo, cioè, alimentarci in modo che i processi vitali siano sostenuti; fare movimento in modo che il nostro fisico sia efficiente e prestante; vivere liberi affinché i nostri sentimenti e le nostre emozioni corrispondano al nostro sentire autentico. Le sostanze condizionano l’autoregolazione spontanea; l’attività fisica contribuisce all’espressione potenziale del corpo; i pensieri e gli stati d’animo dialogano con l’energia che ci anima; questi “mondi” interagiscono fra di loro e con il tutto che ci circonda e ci ha creato. Questa è la complessità straordinaria della vita, di come funzionano veramente le cose, e non è con la nostra riduzione schematica, o peggio, con la negazione di questa realtà, che possiamo pensare di vivere bene, tanto meno può bastare, da solo, un maggiore benessere materiale (la civiltà dell’avere vanta 500 milioni di depressi al mondo!). Di tutta risposta, come risultato di uno stile di vita e di un atteggiamento fortemente contrario all’affermazione naturale del principio vitale, tutto si complica, ed è così che incontriamo il disagio, la malattia e la sofferenza.

La legge di affermazione e conservazione della vita, piacere e amore incluso, è una “spinta biologica”, che di fronte a delle

difficoltà, a degli impedimenti, cerca soddisfazione e ci costringe ad adattamenti, provocando tutta una serie di conseguenze e di “effetti collaterali”: disfunzioni e alterazioni metaboliche (sovrappeso, infiammazione, degenerazione, invecchiamento, ecc.); comportamenti palliativi, compensatori o deviati (cibo, alcol, droga, violenza, ecc.); malessere psichico e umorale (ansia, depressione, panico, malattie psicosomatiche, ecc.). L’Educazione Alimentare deve animarsi del proposito di “insegnare a mangiare” per sostenere la vita: lo deve fare a partire dal riconoscere la vita stessa e il ruolo funzionale che il cibo ha, e soprattutto perché oggigiorno le nostre abitudini, la qualità del cibo, i nostri stati d’animo hanno fatto di questo aspetto un grande fattore di disturbo e di interferenza. Ma è riduttivo, e non risolutivo, considerare solo questo aspetto del problema, come sta facendo una “dietologia” e una medicina impegnata solo a tamponare i danni che procura il nostro modo attuale di mangiare, invece che ragionare sulle implicazioni e sulle cause profonde che provocano questo generale equivoco di vivere.

La “nuova co-scienza del vivere” è il ribaltamento di questa logica, è un processo di trasformazione per una cultura che riconosca e sostenga la complessità e l’interazione. Non rinnega nessun contributo e nessun strumento, farmaci compresi, purché siano scelte e strategie animate dal proposito di recuperare e ripristinare il principio di autoregolazione e di autoconservazione. Anzi, la scienza e la ricerca devono diventare una fonte continua di approfondimento e di conoscenza della realtà. In questo contesto “imparare a mangiare” è un fatto inopinabile, non filosofico, ne tantomeno discrezionale, anzi, date le dimensioni di invasività, oggi è, più che altro, un’urgenza! Questa considerazione concreta e le implicazioni che sono in gioco, offrono spunti e argomenti per fare un ragionamento più generale verso la comprensione di altri aspetti del vivere altrettanto insidiosi e fonte di conflitto. È un occasione straordinaria per restituire immediatamente “Ben-Essere” ma anche per mettere in maggiore evidenza la nostra leggerezza, la nostra disarmonia interiore, ovvero ciò che potremmo essere a discapito di ciò che siamo diventati.

 

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