SEPARATI IN SE'

on Martedì, 15 Ottobre 2013. Posted in Il Coraggio di Vivere

Di Corrado Ceschinelli

SEPARATI IN SE'

La cosa più difficile è riconoscere e considerare la nostra costituzione, perché il problema è la visione condizionata e distorta che abbiamo di noi stessi e della realtà in cui dovremmo vivere. Se, aldilà della nostra percezione, riuscissimo
ad immaginarci, pensarci e vederci come “animali”, come organismi viventi… se riuscissimo per un attimo ad accettare l’idea che, oltre tutte le faccende in cui siamo immersi quotidianamente, esiste un corpo, un’anima, un progetto di
vita, che accade con regole e meccanismi dettati dalla natura… Bene! Se riuscissimo a fare questo, credetemi, sarebbe facile riprendere il “cammino”, ricomporre e incontrare la forza vitale, vivere un’esistenza piena, liberandosi da molte pene e malattie.

Al contrario siamo ingabbiati in regole e fantasie, che recitano una vita immaginaria, invece che assecondarla secondo i suoi dettami e le sue potenzialità. Un animale libero non è separato dalla sua natura, i suoi comportamenti non sono discrezionali: mangia, vive e si riproduce secondo un’integrità e una vocazione ben precise. Tant’è che se l’uomo, o qualsiasi altro elemento, interviene nel loro equilibrio provoca dei danni e delle compromissioni. È curioso come in molti ambiti e settori si riconoscano questi paradossi e come ci si adoperi per studiare, comprendere e ripristinare la naturalità perduta. Nonostante ci siano passate sotto il naso molte vicende e molte tragedie - dalla mucca pazza all’aviaria, dalle alterazioni ambientali ai disastri ecologici - nonostante il pessimo stato di salute e di sofferenza che affligge l’uomo, nonostante le tensioni sociali, la crisi economica e spirituale in corso… nonostante tutto questo, siamo ancora molto lontani dal comprendere e considerare la verità delle cose.

Essere “separati in Sé” significa spostare nella rappresentazione, autoindotta e autoprodotta, la realtà; significa vivere dimenticando il proprio codice di appartenenza, significa trascurare chi siamo e come funzioniamo, significa non rendersi conto di quello che sta succedendo e del perché sta succedendo. Il tentativo di “farsene una ragione” ha prodotto delle aberrazioni di pensiero che hanno aumentato ancora di più la confusione e le difficoltà. La vita è semplice (e non potrebbe essere diversamente), la mente dell’uomo è complicata... Quando ascolto certe teorie “religiose” o evoluzioni mentali di tipo psicologico o esistenzialista, e poi vedo gli artefici di tali elucubrazioni freddi e rigidi nelle relazioni, compulsivi nei comportamenti, depressi nell’umore, senza alcuna attenzione per il cibo che ingurgitano, in sovrappeso, sedentari, trascurati … tocco con mano quanto siamo persi e alienati in quella dimensione da copione, anzi, da farsa, in cui viviamo. Non c’è colpa, ovviamente, ma questo non riduce i danni e le conseguenze, per sé e per il mondo intero. So di cosa parlo perché sono stato così anch’io… perché funziona così per tutti. Quello che voglio dirvi, esortandovi a farlo, è che si può cambiare, che è necessario cambiare, ma che lo dobbiamo fare noi, con noi stessi, perché non ci sarà nessuno (a meno che non speriamo in marziani evoluti e bendisposti) che si occuperà del nostro destino e della nostra distorsione, della quale dobbiamo, prima di tutto, prenderne coscienza, per divenire finalmente consapevoli di una realtà innegabile. Per cominciare questo nuovo corso, per scrivere un nuovo capitolo della storia degli uomini, occorre capire il limite della nostra attuale visione, per evitare di riprodurla all’infinito, allontanandoci sempre di più dalla nostra essenza, come effettivamente sta accadendo in seguito al nostro perdurare su una strada sbagliata, che, inevitabilmente, ci porta sempre più indietro. Le malattie, le difficoltà, le crisi che viviamo ce lo stanno dicendo e ricordando continuamente. Nella parte dimenticata di noi c’è il pulsare vero della vita, le leggi di sviluppo, gli istinti e i sensi necessari a guidarci e a conservarci nella salute e nel benessere. Nella parte prodotta dalla sola ragione degli uomini c’è solo immaginario e artificiosità: tempi, cadenze e modi che costringono a qualcosa di innaturale e forzoso… è la nostra “cattività”. Rimanere in questo stato, in questa percezione, vuol dire uccidere la nostra normale propulsione; vuol dire affidare alla nostra alienazione il destino della nostra esistenza. Sappiate che la parte lasciata fuori dal gioco verrà, prima o poi, a reclamare la sua considerazione; sono proprio le sue leggi, i suoi bisogni traditi, ad essere la ragione di fondo di tutte le nostre disarmonie e di tutti i nostri disagi. È in quella parte dimenticata e offesa che si sviluppano la paura, l’avidità e la disperazione, come effetto collaterale provocato dagli uomini e non come si vuol credere, o far credere, parte di una natura malvagia da guidare e addomesticare. Guardando ai risultati, non mi pare sia stato fatto un gran lavoro in questo senso…

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